Lina Bertucci
Il nuovo spazio della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo nasce all'interno del quartiere Borgo San Paolo. Questo quartiere, sviluppatosi negli anni Sessanta con l'immigrazione dal sud Italia di operai venuti per lavorare all'interno delle grandi fabbriche Fiat e Lancia, ha una lunga e complessa storia di impegno politico e di lotta per i diritti dei lavoratori.
Il progetto di Lina Bertucci si articola intorno a quattro luoghi centrali della vita sociale italiana: la fabbrica, la scuola, la chiesa e la famiglia. Partendo da questi luoghi, le fotografie analizzano come la società sia in perenne trasformazione e come sia possibile registrare il passare della storia ritraendo gli individui all'interno degli spazi architettonici. Lina Bertucci è partita dalla fabbrica a gestione familiare Gallesi, fabbrica storica del quartiere, per capire come si è trasformata la storia e quali tracce ha lasciato. Questo lavoro, mostrando le persone nei luoghi della vita quotidiana, ritrae il presente per capire il passato. Gli spazi architettonici in cui le persone sono ritratte sono importanti quanto le persone stesse. Sono i dettagli di questi luoghi che ci parlano delle trasformazioni storiche e sociali comunicando fatti importanti sugli individui, sulle famiglie e sulle loro abitudini.
Il progetto di Lina Bertucci vuole instaurare un dialogo dinamico con la città, analizzando le tensioni che si creano tra una struttura museale e la vita quotidiana che la circonda. Il progetto cerca di generare un rapporto tra la comunità di Borgo San Paolo e il nuovo spazio nato al suo interno. I tre progetti con le scuole (Scuola Media Palazzeschi, Istituto Professionale per Industria e Commercio G. Plana e Istituto Magistrale D. Berti) sono importanti perché creano un rapporto con delle persone che cresceranno e studieranno a Borgo San Paolo insieme al nuovo spazio. Con i giovani esiste la possibilità di instaurare un dialogo che rifletta all'interno dello spazio stesso, la vita al di fuori delle mura del museo.
"Seguendo l'antropologo James Clifford, i musei forzano i confini tra diversi mondi, tra storie e cosmologie differenti, diventano luoghi di possibilità ibride e negazione politica, luoghi di lotta ed esclusione. I musei devono iniziare ad occuparsi attraverso negoziazioni culturali delle vere difficoltà di traduzione e di rapporto".
