La mostra personale di Luisa Lambri ospita diverse produzioni fotografiche dell'artista: oltre ad alcune opere recenti scelte dal suo percorso, alcuni lavori della Collezione e altri ancora inediti.
Il lavoro di Luisa Lambri è una ricerca sui volumi attorno ai quali si sviluppa l'idea di architettura. Le foto non sottolineano l'aspetto fisico dello spazio architettonico, ma si fermano alla dimensione psicologica dell'esperienza attraverso l'architettura. La vera architettura è quella che il soggetto riesce a dimenticare diventandone parte: le sue foto documentano questa simbiosi fra sguardo, corpo e spazio.
Il vagabondare dell'artista nell'architettura, edificio dopo edificio, assume inoltre la dimensione del sogno di un nottambulo metodico. Lo spazio riempito dalla stessa luce neutrale bluastra viene messo a nudo da una qualunque struttura temporale, da un qualunque riferimento ad un luogo, una società o una cultura. Le immagini costituiscono un esercizio di attraversamento della linea di confine tra la vita e la morte, tra la finzione e l'ideale.
"L'artista è originaria di Como, proprio come lo era stato Giuseppe Terragni, l'architetto forse più significativo dell'Italia degli anni trenta e quaranta. Proprio dalla città lombarda ha preso le mosse il viaggio di Luisa Lambri alcuni anni fa, con le fotografie quiete e luminose, gli angoli occupati dai globi candidi delle lampade, riprese nell'Asilo Sant'Elia di Terragni. […] È enormemente difficile sottrarsi all'effetto prodotto da queste immagini. Esse - e gli spazi che vi sono rappresentati - attraggono quasi magicamente l'attenzione dell'osservatore. Perché sono spazi avvolti in un silenzio avvincente, privi di qualsiasi umana presenza, la cui solitudine non possiede il carattere negativo dell'abbandono, ma la consapevole energia e la forza che scaturisce dalla loro quieta bellezza". (Agnes Kohlmeyer)
