Indagini di un cane è la prima mostra del progetto europeo FACE, a cui aderiscono: Fondazione DESTE, Atene (Grecia), Fondazione Ellipse, Cascais (Portogallo), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (Italia), La Maison Rouge, Parigi (Francia), Magasin 3, Stoccolma (Svezia).
I soci fondatori di FACE sono istituzioni non-profit nate su iniziativa di collezionisti privati che hanno creato spazi pubblici per la produzione e promozione dell’arte contemporanea. Questa alleanza ha l’obiettivo di sostenere e ampliare le loro attività tramite ambiziosi progetti su scala internazionale.
La mostra presenta una selezione di circa 40 opere provenienti dalle collezioni delle cinque istituzioni, che hanno curato il progetto congiuntamente. Indagini di un cane prende il proprio titolo da un racconto di Franz Kafka il cui protagonista, un cane, si interroga sul senso della “caninità”, ovvero sul senso della comunità. Proprio questa ricerca lo spinge ai margini della società, lo rende diverso da tutti quelli che non si pongono domande, eppure la sua solitudine esprime la forma più intensa di interesse per la comunità e i propri simili.
Gli artisti in mostra condividono questa posizione eccentrica, elaborano un nuovo linguaggio per analizzare la situazione sociale e politica del proprio tempo, creano piccoli mondi che però sono aperti al mondo. La loro pratica artistica si può definire arte minore, un termine che richiama la nozione di letteratura minore elaborata da Deleuze&Guattari nella loro analisi dell’opera di Kafka.
Secondo i filosofi francesi, questa sarebbe caratterizzata dall’uso sovversivo di un linguaggio al potere, dalla connessione della dimensione individuale con la sfera politica e dall’organizzazione collettiva di una enunciazione, ovvero il processo per cui la voce del singolo si trasforma in un discorso collettivo. Vista in questa prospettiva l’accezione di minore “non riguarda più specifiche letterature, ma descrive le condizioni rivoluzionarie di ogni letteratura all’interno di ciò che chiamiamo il maggiore (o il costituito)”.
Sperimentando nuove forme espressive, che sovvertono le regole del medium adottato, sia esso video o fotografia, scultura o installazione, gli artisti qui riuniti si pongono fuori dalle convenzioni linguistiche del proprio tempo per meglio analizzarlo, adottano la posizione della minoranza per avere la forza di contraddire l’ordine costituito, aprendo così lo spazio di esistenza ed espressione per nuove collettività, nuovi modi di essere insieme.
Artisti in mostra
Vasco Araujo, Virginie Barré, Philippe Bazin, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, Roberto Cuoghi, Mark Dion, Gardar Eide Einarsson, Urs Fischer, Fischli & Weiss, Claire Fontaine, David Hammons, Annika von Hausswolff, Thomas Hirschhorn, William Kentridge, Kimsooja, Jeff Koons, Sigalit Landau, Sherrie Levine, DeAnna Maganias, Mark Manders, Esko Männikkö, Marepe, Paul McCarthy, Boris Mikhailov, Bruce Nauman, Cady Noland, Martin Parr, Navin Rawanchaikul, Aurel Schmidt, Gregor Schneider, Lara Schnitger, Santiago Sierra, Lorna Simpson, Stéphane Thidet, Kara Walker.
La rivoluzione siamo noi, 2000
