La mostra YouPrison. Riflessioni sulla limitazione di spazio e libertà, a cura di Francesco Bonami e il progetto Ars Captiva, sono stati l’occasione per coinvolgere in un workshop un gruppo di giovani studenti lungo tre giornate di studio, approfondimento, incontri con esperti e attività di laboratorio. Gli studenti sono stati invitati a riflettere su alcune delle domande fondamentali che stanno alla base dell’idea curatoriale di YouPrison: possono individui liberi pensare un ambiente dedicato esclusivamente alla negazione della libertà? Può la brutalità della detenzione essere superata grazie a un ambiente architettonico concepito e progettato per combattere dall’interno questa condizione? E soprattutto: in che modo lo spazio in cui viviamo influenza la nostra esistenza, le nostre abitudini e percezioni? Per trovare risposte individuali a queste domande, gli studenti hanno trascorso un’intera giornata, dal mattino fino a sera, all’interno dello spazio espositivo.
Divisi in dieci coppie, ognuna delle quali ha abitato una delle installazioni/celle, hanno lavorato a partire da suggestioni e direzioni di senso elaborate con lo staff del dipartimento educativo, e hanno elaborato strategie per interagire con lo spazio, cercando nuove letture e nuovi possibili significati. La varietà e la complessità delle soluzioni proposte sono state notevoli: dalla registrazione vocale di sensazioni intime evocate dalla sensazione di reclusione, alla fotografia che documenta minuto per minuto il passare del tempo; dall’utilizzo della gestualità e del corpo come elementi di spaesamento, alla progettazione di sistemi di misurazione, libri d’artista, videogiochi e documentazione.
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