Boardroom Atelier van LieshoutFondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino18 Settembre - 12 Ottobre 2008
In occasione del World Design Capital - Torino 2008, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo promuove LIVING SPACES, rassegna di spazi inventati e strutturati da artisti e designer che sottolinea come i confini tra arte e design siano ormai fluidi.
L’Atelier van Lieshout, collettivo di artisti olandesi, ha concepito un modello di città immaginaria degli schiavi, enfatizzando i danni provocati dal capitalismo avanzato. Una sorta di lager iper strutturato e razionale.BOARDROOM è parte di un ampio progetto in divenire chiamato Slave City (Città degli schiavi). Una città utopistica, tuttavia molto razionale, efficiente e proficua (che renderebbe 7,8 milioni di profitto netto all'anno) ideata da Atelier van Lieshout nel 2005 e in continua crescita. BOARDROOM è la sala riunioni del direttivo di Slave City, una città regolata da un regime totalitarista rigidissimo.
In mostra verranno presentati disegni, acquerelli, modelli di piccole dimensioni e oggetti di dimensioni reali che ritraggono alcuni elementi importanti della struttura interna della comunità: la torre serbatoio, l'ospedale, i bordelli maschili e femminili. Al loro interno si intravedono perfette miniature che riproducono alcune delle infrastrutture interne della comunità: sale conferenze, dormitori, una sala professori. I professori sono gli unici, in questo edificio, ad essere retribuiti per il loro lavoro. Tutte le altre stanze sono riservate agli schiavi che vengono istruiti per essere poi impiegati in questa fantastica struttura lavorativa. Le sculture, i modelli e i disegni testimoniano la vita condotta in questa città immaginaria dai contorni futuristici. Gli abitanti di Slave City lavorano secondo precise direttive dando vita ad una società estremamente efficiente ma senza libertà; in essa i valori morali tradizionali, l'etica, l'estetica sono totalmente stravolti, il concetto classico di comunità è del tutto messo in discussione; cibo, energia, economia, organizzazione, management, mercato finanziario sono messi sottosopra, mescolati, riformulati, ridisegnati in una città di 200.000 abitanti. Gli schiavi di Slave City si chiamano “partecipanti”; lavorano sette ore al giorno concentrandosi sui vantaggi della tecnologia, impiegati nel telemarketing e nella programmazione dei computers. Dopo il lavoro d'ufficio dedicano altre sette ore al lavoro dei campi o nelle botteghe al fine di assicurare la sussistenza dell'intera comunità, tre le ore di pausa, sette le ore di sonno. Il tutto è strutturato in modo che uomini e donne siano separati. Gli abitanti di Slave City non sono indipendenti, ma la città in sé è totalmente autonoma; garantisce, producendolo, il sostentamento alimentare per tutti, ricicla i rifiuti, è la prima città al mondo (di queste dimensioni) a funzionare senza combustibili fossili importati o elettricità e ad usare esclusivamente l'energia del sole e del vento o bio-diesel. Slave City è una città verde che non spreca le risorse ambientali. Grazie al lavoro altamente strutturato e super efficiente dei suoi abitanti il profitto netto di Slave City ogni anno si aggira intorno agli 8 milioni di dollari sviluppando la cultura capitalista esistente e portando il concetto di produttività e profitto ai massimi livelli.
Ad eccezione dei numerosi e indispensabili complessi per il pubblico servizio, nella Città degli Schiavi esiste anche una lussuosa sede centrale, un borgo sicuro e accogliente per gli impiegati di livello superiore, un centro per l'educazione e la salute, un bordello e un centro d'arte.
Atelier van Lieshout è un collettivo di circa venti artisti con base a Rotterdam. Diretto da Joep van Lieshout, nasce nel 1995 e da allora ha un programma di mostre molto intenso che lo portano nei più importanti musei a livello internazionale. Atelier van Lieshout è attivo nel campo dell'arte contemporanea, del design e dell'architettura, realizzando opere che indagano e giudicano la natura commerciale della società contemporanea. I loro lavori, capaci di trovare il punto di contatto tra arte e design, sono stati esposti al PS1 e al MOMA di New York, allo Stichting Museum di Rotterdam, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, alla Kunstverein di Düsseldorf, al MACBA di Barcellona e alla Biennale di Venezia 2003.
