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Workshop sulla mostra di Glenn Brown
in collaborazione con il dipartimento Public Programmes della TATE Liverpool

Video workshop Glenn Brown


Destinatari

Un gruppo di studenti provenienti da diversi ambiti di ricerca: Accademia di Belle Arti di Torino, NABA di Milano, Scuola Holden di Torino, Istituto di Moda e Design Feller di Alba, Accademia di Belle Arti di Firenze, Accademia Ligustica di Genova, tre musicisti indipendenti.

Obiettivi
• Creare un’occasione di confronto tra gli studenti degli istituti che partecipano al progetto e lo sguardo dell’artista
• Riflettere sui temi della mostra attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea più affini alla sensibilità degli studenti
• Creare una ricerca che può essere documentata (scrittura, fotografia, video… ) e diffusa (risultati visibili in mostra e attraverso conferenze o altri momenti pubblici)
• Mettere in contatto gli studenti italiani con gli studenti inglesi che hanno partecipato al workshop organizzato presso la TATE Liverpool, in modo da creare un dialogo a distanza sul lavoro di Glenn Brown, e una condivisione dei materiali già prodotti, che potranno essere riletti, utilizzati come spunto e approfonditi.

Durata del Progetto
Workshop intensivo di 3 giorni: 30 settembre, 1 e 2 ottobre 2009.

La mostra in breve
La mostra monografica di Glenn Brown è organizzata dalla TATE di Liverpool e dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, e curata da Francesco Bonami e Laurence Sillars.

Glenn Brown è uno degli artisti più apprezzati della sua generazione e questa mostra è la più ampia rassegna finora dedicata al suo lavoro. L’artista ha dato un contributo significativo all’arte contemporanea internazionale, in particolare nel campo della pittura, attraverso le sue opere che sintetizzano classico e contemporaneo, spaziando dall’ambito accademico a quello della cultura popolare. Nel corso della sua carriera Brown ha preso ispirazione da fonti molto diverse tra loro, mettendo sullo stesso piano Fragonard e Dalì, il ritratto storico e le immagini fantastiche prodotte dalla fantascienza. Brown lavora sull’immagine di partenza fino a modificarla profondamente, creando così un’opera completamente nuova ma che evoca nello spettatore qualcosa di familiare, di conosciuto.

Brown è affascinato dal modo in cui la riproduzione dei dipinti stravolge la qualità degli originali. Dimensioni, colori, consistenza della superficie e pennellate sono gli strumenti attraverso i quali l’artista trasforma immagini celebri in “aliene”. Lavorando sulle immagini stampate nei libri oppure proiettandone le riproduzioni sulla superficie di un dipinto vuoto, Brown abbellisce selvaggiamente la sua fonte iniziale. Il colore naturalistico si fa putrido o kitsch, le figure sono allungate o allargate fino a divenire grottesche e il pesante impasto è reso totalmente piatto tramite una meticolosa rappresentazione.

Fasi di Lavoro

La TATE di Liverpool ha ospitato la mostra dal 20 febbraio al 10 maggio 2009 e il suo dipartimento Public Programmes ha lavorato con un gruppo di studenti di museologia e storia dell’arte della John Moores University, realizzando una serie di approfondimenti e un incontro di riflessione aperta e condivisione con il pubblico. Il dipartimento educativo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha proposto un workshop, come un percorso di approfondimento e dialogo condotto all’interno dello spazio espositivo.

Per riflettere su alcuni concetti fondamentali che stanno alla base del lavoro dell’artista, la curatrice Irene Calderoni, ha incontrato i partecipanti; in seguito, gli operatori del Dipartimento Educativo, hanno fornito loro il materiale di ricerca utile alla comprensione e all’approfondimento della poetica e dell’ispirazione del lavoro di Glenn Brown.
Il giorno successivo, dalla discussione e dal confronto tra i giovani, sono emerse delle linee guida in base alle quali sono stati creati i gruppi di lavoro. I partecipanti hanno trascorso un’intera giornata, dal mattino fino a sera, all’interno dello spazio espositivo, utilizzando e mettendo a confronto i loro linguaggi di riferimento (scrittura, musica, grafica, fotografia, video, design, moda… ) concentrandosi su una singola opera o su un nucleo ristretto di dipinti. L’intento era quello di rielaborare in modo personale i contenuti e le suggestioni della mostra.

Suggestioni di laboratorio tracciate dal Dipartimento Educativo in base agli ambiti di ricerca:
Musica
:
Un buon dipinto dovrebbe suscitare lo stesso interesse di una buona canzone pop… se non ci riesce dovrebbe lasciar perdere. Mi interessa la poesia di quelle poche parole, che devono funzionare indipendentemente dalla canzone ”. Glenn Brown

Idee di laboratorio:
• Creare diverse colonne sonore della mostra, in relazione a diversi percorsi possibili, utilizzando brani già esistenti (es. i riferimenti musicali che Glenn Brown cita nel suo lavoro, ma non solo), campionamenti di suoni, o contributi personali.
• Sonorizzare un’opera

 

-       Ricerca storico-artistica:

Glenn Brown condensa tutta la storia della pittura in un’unica immagine, distorta dal passaggio attraverso la barriera del suono, o meglio, attraverso la barriera visiva di intere epoche di rappresentazione su quello spazio simbolico che è la tela”. Francesco Bonami

1. Lavorare su un vasto archivio di immagini, tratte dalla storia dell’arte e non, per progettare un museo “a tema”. Per esempio: il ritratto, il paesaggio, una selezione legata alla memoria personale, ai titoli, ai colori,

2. Condurre un approfondimento storico, artistico e poetico a partire da alcuni temi della mostra: il ritratto, lo sguardo, il paesaggio, la rappresentazione del tempo.

3. Riflettere sulla tecnica pittorica e il metodo di lavoro di Glenn Brown

 

-       Narrazione:

“Spesso mi vengono delle idee per fare un quadro, ma poi, magari, ne trovo un altro a cui appoggiarmi per esprimere meglio queste idee. Di solito non le trovo per caso, ma andando a caccia di notte, quando dormono dentro ai libri”.Glenn Brown.

Idee di laboratorio:

1. Associare dei passaggi/citazioni di libri o di vario genere alle opere.

2. Scrivere dei testi o delle narrazioni a partire dalle opere.

3. Azioni: interagire con i visitatori, utilizzando ad esempio la narrazione verbale, o distribuendo al pubblico i testi prodotti durante la giornata, ecc.

 

-       Tecnica pittorica:

“Ho la tendenza a voler accecare i miei soggetti. Cerco di non farlo, ma spesso arrivo alla stessa conclusione. Il collegamento tra lo sguardo del soggetto e quello dello spettatore è troppo forte, troppo esclusivo. Accecando oppure ostruendo quello sguardo, chi guarda è costretto a prendere in considerazione altri aspetti”.Glenn Brown.

1. Riflettere sul metodo di lavoro dell’artista, sul tempo di realizzazione e il tempo di fruizione, sulla ripetizione della pennellata e dei soggetti, sia attraverso la teoria che la produzione grafica.

 

 

La varietà e la complessità delle soluzioni proposte sono state notevoli: dalla realizzazione di una colonna sonora suonata dal vivo da pianoforte e violino giocando coi suoni così come l’artista fa con le immagini, alla creazione di maschere e filtri visivi per osservare le opere in mostra da un altro punto di vista, dalla diffusione e distribuzione al pubblico di ipotetici dialoghi tra visitatori di fronte alle opere di Glenn Brown, all’abbinamento dei quadri con sensazioni olfattive e gustative.

Tutto questo è avvenuto lungo l’intera giornata, nell’orario di apertura della Fondazione al pubblico, favorendo anche l’interazione diretta con i visitatori.

I dipinti si sono arricchiti di nuovi segni e presenze, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di lavoro e dialogo.

Alla fine del percorso i giovani hanno elaborato delle didascalie per raccontare il loro percorso di ricerca, che sono state accostate alle didascalie originali delle opere. Le tracce di queste riflessioni sono dunque rimaste visibili al pubblico che quella sera si trovava in Fondazione.

Per concludere il progetto, il giorno seguente, il gruppo di giovani partecipanti con l’ausilio dello staff del Dipartimento Educativo, ha organizzato un incontro di riflessione e discussione dell’intera esperienza, una sorta di focus group per confrontarsi.

 

Alcuni esempi di rielaborazioni e di didascalie:

 

1. Metamorfosi delle immagini, lavoro su “Asylums of Mars”.

Asylum of Mars è prima di tutto un ammasso di colore, è pittura allo stato puro, che solo in un secondo momento si trasforma in soggetto: un uomo di profilo, una donna, mille occhi che guardano lo spettatore. Il lavoro su questo quadro ne distorce l’immagine e lo porta a nuova vita, i colori agiscono, si muovono, le figure lottano tra loro nel cumulo convulso della pittura.

 

Grazie all’utilizzo di una lavagna luminosa, il gruppo che ha lavorato su quest’opera ha creato, attraverso l’utilizzo di acqua e colori a china, l’effetto di un dipinto, la cui texture di colori si scioglie, si fa improvvisamente più liquida fuoriuscendo dal quadro e sgorgando sulle pareti bianche dello spazio espositivo.

 

2. Colony vs Anaesthesia

Il lavoro nasce da una riflessione sulla discordanza tra il quadro “Anaesthesia”, e la canzone a cui è ispirato, “Colony” dei Joy Division. Nella traccia sonora, il verso che dà il titolo al quadro (“A cry for help, a hint of anaesthesia”), e che è il verso iniziale di “Colony”, viene tagliato, decapitato.

Il brano dei Joy Division si pone così in modo negativo: non riconoscendosi nell’opera di Glenn Brown, si priva del verso che le dà il titolo.

 

In questa azione, i ragazzi hanno riflettuto sulla relazione esistente tra il quadro e il testo della canzone a cui il dipinto ruba il verso. Pertanto, attraverso una manipolazione del file audio di Colony dei Joy Division, il verso da cui il titolo è tratto, viene cancellato, lasciando solo la base strumentale, in modo da rendere definitiva l’appropriazione del lavoro di Glenn Brown rispetto a quello dei Joy Division, da cui lo stesso artista ha tratto ispirazione.

 

3. Jokin’ with Glenn

L’obiettivo del nostro lavoro è stato quello di ricreare lo stile suggestivo delle opere di Glenn Brown attraverso la commistione di generi musicali differenti, creando un accompagnamento sonoro con lo scopo di dissacrare da un lato il suo rigore formale e dall’altro di riprendere il suo metodo creativo.

Utilizziamo musica pop per ironizzare e, in particolare, osservando l’opera Misogyny, abbiamo voluto sottolineare l’aspetto della mercificazione dell’oggetto (corpo della donna)  e dell’opera d’arte.

Soffermandoci invece sull’opera “International Velvet”, abbiamo pensato di contrapporre le suggestioni sonore del brano “Splendido Splendente”, alla deformità visiva e strutturale dell’immagine rappresentata.

Per le opere “Seventeen Seconds” e “The Hinterland”, abbiamo utilizzato alcune cellule melodico-ritmiche che hanno ispirato l’opera di Glenn Brown, creando un tessuto sonoro ciclico intimistico-retrospettivo.

  1. Jokin’ with Glenn (medley dei tre brani: “Splendido Splendente“ di Donatella Rettore, “Comprami” di Viola Valentino e “Rebel Rebel” di David Bowie), ironizza sulle due opere Misogyny e International Velvet
  2. The Cubo (Medley di due brani: “Lullaby” dei The Cure e “The man who sold the world” di David Bowie)

I musicisti che hanno prodotto quest’azione hanno realizzato una performance dal vivo suonando un violino e un pianoforte a due mani. Questo lavoro nasce dall’idea di manipolare il suono e la melodia, così come il pittore inglese manipola il colore, e di appropriarsi di brani prodotti da altri musicisti, così come l’artista si appropria dei capolavori della storia dell’arte o di immagini di cultura popolare.

Strategie e strumenti
Per introdurre i temi del progetto è stato realizzato un incontro preparatorio con la curatrice Irene Calderoni, seguito dalla visita alla mostra con i mediatori culturali d’arte della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e dalla discussione/confronto con gli studenti.
Gli strumenti di conduzione degli incontri utilizzati sono stati:
• confronto e discussione sugli argomenti chiave del percorso, per arrivare all’elaborazione di contenuti personali, ma condivisi dal gruppo
• raccolta di frasi, affermazioni e parole dell’artista, materiale discografico e cinematografico che hanno ispirato l’opera di Glenn Brown o ai quali si riferisce nel suo lavoro, suggestioni, testi di canzoni, frammenti di romanzi, cataloghi d’arte degli artisti e delle opere di cui si appropria trasfigurando l’immagine originaria.

Esiti
La giornata di giovedì 1 ottobre 2009 si è conclusa in concomitanza con l’ultimo appuntamento del ciclo “L’Arte Incontra. Dialoghi sull’Arte Contemporanea”, con l’intervento di Ludovico Pratesi e Marco Testa sul tema: “La Fotografia”, alle 18.30 nell’auditorium della Fondazione. A partire dalle 20 il pubblico intervenuto all’incontro è stato invitato a condividere i risultati e le tracce lasciate dai partecipanti al workshop.

Documentazione
E’ stato prodotto un video, a cura di Elena Maria Olivero.

Verifica e valutazione
Sono stati somministrati dei questionari agli studenti, che, una volta compilati, sono stati analizzati dallo staff del Dipartimento Educativo. E’ stato inoltre organizzato un focus-group per riflettere sulla realizzazione dell’intero progetto.

Presentazione e divulgazione del Progetto
Il video del progetto è stato presentato per la prima volta a novembre 2009, in occasione del convegno: “L’arte contemporanea come progetto educativo”, organizzato dal CRAC - Centro di Ricerca per l’Arte Contemporanea di Cremona, presso la LABA – Libera Accademia di Belle Arti di Brescia.

Costi/Finanziamenti
Il progetto è stato finanziato interamente dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.